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Racconto del mese
maggio 2005
di Enrica Marelli

G A E T A N O
 
Si chiamava Gaetano. Nino per gli amici.
Non lo avevo amato subito perchè lui amava mia madre ed io ne ero gelosa.
Mi rivedo piccina all'altezza delle ginocchia di mamma, i pugni stretti sino a farmi male,nel tentativo di sciogliere un abbraccio tra loro.
Forse ho anche creduto di odiarlo, come sanno fare i bambini, per istinto, senza cattiveria.
Poi la mia malattia. Una terribile difterite. La febbre alta, la difficoltà nel respiro, il mio vaneggiare,i suoi occhi grandi  spaventati dalla paura di perdermi e tutte le sue pazze promesse mormorate a mezza voce per fermare l'Angelo della Morte.
Miracolosamente, per quei tempi, guarii grazie a una dose di vaccino, fortunosamente reperita da lui e dal vecchio medico di casa con una corsa folle in " Balilla " da un ospedale all'altro del milanese, in una notte tormentata dal freddo, dalla neve e dal profilo rapace della morte.
Sanata, mi feci viziare e coccolare un po' da tutti, ma il primato delle attenzioni lo lasciai a lui, mio padre. 
Era allegro. Di ogni situazione  sapeva trovare il lato buono, la positività ed era amico di tutti. Nei brevi anni nei quali ho potuto godere di lui e vivergli accanto,mi ha fatto dono della sua allegria, non tanto divertendomi, facendomi ridere, quanto regalandomi  l' abitudine al sorriso, la predisposizione all' ottimismo e insegnandomi l' amore, quello vero, per tutti.Dal piccione ferito ad una zampa e curato, al malinconico soldatino incontrato fuori dalla caserma e portato a casa  il giorno di Natale.
C'era la guerra, orrenda come sempre,ma stava per finire. O per lo meno così tutti speravamo.
Lo si sentiva nell'aria questo presagio di speranza che appariva buono.
Aprile stava dando il passo al maggio dei miei venti anni.
Nall'armadio di papà e mamma un grosso pacco infiocchettato, che fingevo di ignorare, nascondeva il regalo per i miei quattro lustri.
Giusto, puntuale come un furioso temporale estivo,l' epilogo di un momento storico che si scatenò nell' orrore della guerra fratricida.
Uomini feroci a braccare, a ferire, a uccidere con o senza ragione se non quella di arrogarsi il diritto di essere boia.
Mio padre fu ucciso senza un perchè.
A San Vittore o altrove, chissà...
Forse, ci dissero, per errore.
Poi divise sconosciute .
Linguaggi nuovi.
L'aria seppe di " Camel " e chewing  gum.
Io per quell'errore, non ho mai avuto vent' anni.


Enrica Marelli

ACROSTICI PER UN ANNO (Maggio)

Macchi di luce e di colori
Angoli qiueti di verzura,
Giardini, orti e aiuole.
Gareggiano tra lor
Iris, giacinti, rose e gelsomini:
Odorosa l'aria si fa di essenze rare.


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